Il lago di Sant'Agostino


Questo laghetto, facilmente raggiungibile a piedi da Roccapietra, si trova in una piccola conca a ridosso della montagna che domina il paese sul lato sud-est, cioè il monte Pianale detto anche Cervino di Roccapietra. Ha una lunghezza di circa 300 metri, una larghezza di circa 50 metri ed una profondità tra i 3 ed i 5 metri; non sono visibili né immissario, né emissario. Sulla sponda orientale del lago, quasi a fior d'acqua, si scorge ancor oggi l'apertura del pozzo che somministrava l'acqua al castello di Arian. Anche sul lago sono nate leggende come quella che ritiene sia un ritrovo di streghe e spiriti folletti o quella del tesoro collocato in una botte sul fondo del pozzo. Ma il motivo che rende più noto il lago è l'enorme quantità di rospi che popolano il lago e le sue sponde nel periodo compreso, secondo la tradizione popolare, tra la Domenica delle Palme ed il mercoledì santo. In realtà quello che avviene all'inizio della primavera sulle rive di questo laghetto è il ritrovo dei rospi provenienti dalle aree circostanti per la riproduzione. Si tratta di una specie di migrazione, in scala ridotta, verso le zone umide adatte all'accoppiamento ed al deposito delle uova e così, provenendo dai boschi circostanti, si accalcano sulle rive e nelle acque del lago. La data dell'accoppiamento dipende in realtà dall'avanzamento della stagione e dura per circa quindici giorni dopodiché i rospi tornano ai loro luoghi d'origine lasciando le uova nell'acque del lago dove si schiuderanno lasciando uscire i girini.







La chiesa parrocchiale di San Martino


La chiesa parrocchiale di San Martino è tra le più antiche chiese della Valsesia come hanno dimostrato dai resti ritrovati durante recenti lavori di manutenzione. Essa venne certamente ampliata nel corso del sec. XV. Esiste infatti a questo proposito un' iscrizione posta sopra l'entrata principale che riporta la data del 1481, oltre all'antico stemma del comune costituito da un castello con due torri sovrastato da un'aquila con le ali spiegate e la legenda "Hic tutus eris". Presso la porta laterale si osservano affreschi datati 1441. All'interno l'altare ligneo è opera di Gaudenzio Sceti di Campertogno (1648). Sopra l'altare si trovano due tavole dipinte da Gaudenzio Ferrari sullo stile della antica scuola lombarda. Rappresentano quattro figure di santi, una bella Annunciazione e alcune mezze figure sul mistero della Risurrezione. Degni di nota sono pure gli stalli del coro del 1640 finemente intagliati, le sculture della sagrestia, il battistero ed una vetrata della fine del XVI secolo.




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